“Nutrizionista abusiva”. A processo – Nel 2020 la donna, oggi in pensione, avrebbe esercitato la professione senza avere i titoli di studio necessari
Data:
28 Ottobre 2025

Il pubblico ministero Isabella Chiesi
L’indagine è partita dopo alcune segnalazioni alla Federazione nazionale degli Ordini dei biologi (Fnob), secondo cui una donna avrebbe lavorato come nutrizionista con studio a Correggio ma senza aver i titoli previsti dalla legge. Sono scattati gli accertamenti dei carabinieri del Nas: sott’inchiesta è finita una donna, oggi 64enne, residente in paese, ora a processo per esercizio abusivo della professione dal maggio al dicembre 2020. Lo studio è stato chiuso dopo che lei è andata in pensione. Nel fascicolo del pubblico ministero Isabella Chiesi, le si contesta di aver lavorato “senza l’abilitazione dello Stato, dando ai clienti indicazioni alimentari personalizzate, sia a voce sia redigendo programmi alimentari dove si indicavano le tipologie e le quantità di alimenti da assumere”, che esigono, invece, “specifiche competenze rimesse a categorie professionali come biologi, medici, dietisti o farmacisti”. La Fnob, presieduta dall’ex senatore Vincenzo D’Anna, si è costituita parte civile. Davanti al giudice Michela Caputo, ieri è stata sentita l’imputata, difesa dall’avvocato Roberta Dall’Argine, che ha risposto alle domande. Si è presentata come “consulente di nutrizione”: “Davo ricette su come cucinare i cibi, sul metodo di cottura e su come fare la spesa con attenzione agli ingredienti dei prodotti”. Ha puntualizzato: “Nei moduli che davo ai pazienti per il consenso alle sedute e per formulare proposte di nutrizione, specificavo di non essere dottoressa o biologa e di sottoporre poi la proposta al medico curante”. Alcuni testimoni hanno riferito che lei indicava le grammature dei cibi: “Davo un’idea di cosa di cosa mangiare. Un piatto è formato da carboidrati, proteine e verdure. Poi molti insistevano per chiedere le quantità”.
Incalzata dal pm sulla qualifica, ha risposto: “Nutrizionista vuol dire consulente di nutrizione: sono sinonimi, non serve una laurea. Nel sito internet della mia attività, fatto da un’altra persona, fu scritto “nutrizionista” perché era più sintetico”. Alla domanda sulle “schede alimentari con grammature”, che secondo i testimoni del Nas lei rilasciava, ha spiegato: “Nella settimana esemplificativa indicavo per il cibo “non oltre 100 grammi”, cioè una quantità di massima”. Le è stato contestato dall’avvocato di parte civile Laura Chabry che le persone le portavano le analisi del sangue: “Io le guardavo e basta, dicevo loro di andare dal medico”.
È stato richiamato il racconto di una donna secondo cui, durante l’allattamento, l’imputata le avrebbe proposto una dieta veloce di 30 giorni per sollecitare la tiroide, ma poi l’avrebbe interrotta per la riduzione del latte. L’imputata ha detto di averle consigliato di andare dal medico e di non ricordare di averla visitata o averle dato diete. A detta del legale di parte civile, “per fare il nutrizionista occorrono una laurea, l’abilitazione professionale e l’iscrizione all’Albo”. L’avvocato Dall’Argine sostiene invece che il lavoro di nutrizionista “non è appannaggio di una categoria specifica per la quale si richiede la laurea ed è regolata dalla legge 4/2013 sulle professioni non organizzate in Ordini o collegi”, specificando che la donna possiede “un diploma di consulente in nutrizione all’Università popolare di Scienze della salute a Torino ed è iscritta nel registro nazionale dei professionisti in Scienze e discipline del benessere”.
Ultimo aggiornamento
28 Ottobre 2025, 12:14
Ordine dei Biologi della Calabria